Amarcord

Leggendo interviste intervistine ed intervistone fatte a musicisti e musicanti, la domanda tipica è sempre "come hai iniziato a suonare?" o "che musica si ascoltava in casa tua quando eri piccolo?". Di solito i musicisti "mmericani" rispondono :- Mio zio suonava, papà pure, mamma cantava, è naturale che in casa ci fosse molta musica.

A me questa intervista non l’ha fatta mai nessuno…ma cercando nei cassetti della memoria delle risposte…le ho trovate. Mio papà non suona, mia mamma nemmeno…mio nonno Dino si la fisarmonica, ma purtroppo non l’ho mai conosciuto. Tutta la musica che ascoltavo da piccolo dunque non era suonata dal vivo ma proveniva da giradischi, anzi mangiadischi (marca "corallo" per l’esattezza) o televisione. Sinceramente non mi va di fare il figo dicendo…( come sembra facciano molti a sproposito) "Kind of Blue" è il disco che più ha influenzato la mia crescita musicale…balle…almeno per me avendo ascoltato quel disco per la prima volta a 20 anni, e "so What" qualche anno prima come sigla delle trasmissioni che Rai3 passava d’estate la notte e che trasmettevano i concerti di Umbria Jazz. Quindi quali sono state le registrazioni che più mi hanno influenzato? beh quelle dell’infanzia e dunque:

-"Pensami" di Julio Iglesias che mia nonna metteva in Loop sul giradischi…era tra l’altro la musica di sottofondo della pubblicità di un negozio che passava sulle reti private a fine anni ’70 il negozio si chiamava Camillo Budano.

-Le sigle dei cartoni animati rigorosamente in vinile 45 giri. Preferite in assoluto Capitan Harlock (perchè il vinile era blu) e Supereroi ( per l’andamento Rock-Shuffle che mi pompava abbastanza). Non disdegnavo l’ottima Heater Parisi e la sua Disco Bambina.

-Ho un prezioso video di me a 4 o 5 anni che ballo sulle note di "Don’t Stop ‘Til You Get Enough" di Michael Jackson, metterei anche questa tra le influenze.

-Nella medesima collezione di video ci sono anche io che canto (un artista completo insomma…) Mamma (B.Gigli).

-Nell’83 esce Vacanze Romane dei Mattia Bazar, pur non avendo mai avuto il vinile il brano era onnipresente alla radio e passando diverse vacanze ( romane appunto) dagli zii nella capitale, quella era la canzone ufficiale delle vacanze (almeno per associazione di idee…)

-Verso i 7-9 anni acquistavo in edicola le raccolte "C’era una volta" e "I Racconta Storie" , tra le favole preferite "Gobbolino il gatto della strega" e "Aldo in Arcadia", inutile dire che le musiche e le sigle di apertura hanno minato per sempre, in maniera più che positiva, i miei gusti musicali.

-I primi dischi che mi ricordo aver acquistato su mia precisa richiesta sono stati, a 12 anni, una raccolta di Rock ‘n Roll e R,nB degli anni 50 ’60 (i miei brani preferiti erano "Let’s Twist again" e "Hit the Road Jack") e la colonna sonora de "Il Segreto del Sahara" Morricone.

-Le Scuole Medie…primi complessini…repertorio "W la Mamma" "Alba chiara" e "La canzone del sole". Mi piacevo molto "Like a Prayer" di Madonna e la colonna sonora immortale dei "blues Brothers"

-Inizio Liceo…primi complessini più spinti…"Deep Purple" "Pink Floyd" e Litfiba", fine Liceo "Yes" "Pfm"  "Queen" "Dream Theater" ma anche "Frank Zappa" "Stockahusen" "Chick Corea Electric Band" "Michel Petrucciani" "Elio e le Storie Tese".

Il resto è troppo recente per parlarne…queste sono le mie influenze musicali che in un modo o nell’altro mi hanno portato a studiare e frequentare da vicino il Jazz, se dunque in una mia intervista futura leggerete altro o mi sono montato la testa per fare il figo con il giornalista o sto prendendo in giro il medesimo.

Si sente sempre più spesso parlare di giovani geni e bambini prodigio del Jazz, ragazzi che suonano a mio parere in maniera mostruosa…ma…boh non gli mancherà qualcosa delle suddette nella loro formazione? Il jazz è nato e si è sviluppato nelle contaminazioni…quelle di cui sopra sono le mie, ma se nella vita si suona e soprattutto si è ascoltato solo Jazz, la contaminazione dov’è? Non è un pò come suonare "musica classica" (che amo e che ho scoperto e studiato solo molto tardi) ovvero rifarsi a dei modelli quasi intoccabili e indiscutibili.

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